Mondiali, le azzurre in zona mista: ''Disappunto''

08 Agosto 2017

Parole e interviste video di Yadis Pedroso, Ayo Folorunso, Gloria Hooper e Irene Siragusa nella zona mista dello stadio Olimpico.


 

di Anna Chiara Spigarolo

Non è una giornata facile, all’Olympic Stadium di Londra. I 14 gradi indicati dal termometro sono appesantiti da vento e umidità, e infatti sono in pochi a migliorare i proprio PB. Le azzurre – sono quattro le donne italiane in gara nella quinta giornata dei Campionati Mondiali – sono chiamate a imprese già di per se ardue, e pagano lo scotto. La più arrabbiata, quasi incredula, è la primatista italiana dei 400 ostacoli Yadis Pedroso.

“Non ci posso credere, non ho sbagliato nulla. All’arrivo avrei detto di aver corso in 54 secondi, è stata una buona gara con una ritmica senza sbavature. Eppure la mia batteria è stata molto lenta, abbiamo corso tutte piano. Quando ho visto il tabellone non credevo ai miei occhi". Alla primatista italiana sfugge così una finale voluta con tutte le forze: "Altre sono state più fortunate come la britannica Doyle che è entrata in finale con 55.33. Ieri sono arrivata in albergo con la gamba dolorante e mi sono detta: questa finale la devo portare a casa. È andata così”.

Lo stesso disappunto – ma espresso in modo diverso, con i consueti colori accesi – arriva da Ayo Folorunso, che torna coperta da un piumino e tremando un po' di freddo: “Non avrei comunque passato il turno, ma volevo uscire da questo stadio con il mio record personale. Sono molto esigente con me stessa e sarei stata felice solo con una finale. Rimpianti? Forse mi sono concentrata troppo su me stessa, isolandomi dalle avversarie. Dal quinto ostacolo avrei dovuto iniziare a rientrare ma non ci sono riuscita, a differenza di quanto fatto in batteria. Ho litigato con l’ultimo ostacolo, ho perso qualcosa”.

Ad andare vicinissima al passaggio del turno è Gloria Hooper, 23.51 sui 200 metri, a un centesimo dalla qualificazione diretta e a 13 centesimi dalla semifinale. “Non ho avuto tenuta nel finale e ho perso terreno. È stato un anno difficile, mi ero preparata per i 400 metri ma poi ci siamo resi conto che non era la strada giusta. Nel frattempo ho cambiato allenatore, tornando ai 200. Agli assoluti di Trieste ho corso bene (23.14 ndr), mancando però il minimo per Londra che ho dovuto inseguire per un mese fino all'ufficializzazione del target number. L’avvicinamento ai Mondiali quindi è stato strano, non lineare come al solito. Mi dispiace, perché di solito nei grandi appuntamenti riesco a dare il meglio di me”.

Irene Siragusa arriva in zona mista dopo diverse decine di minuti, passando prima per l'infermeria: “Ho avuto problemi di iperventilazione, non ero preoccupata ma gli organizzatori hanno preferito portarmi dai medici. Probabilmente il passaggio dai 43 gradi italiani ai di questa sera sono stati difficili da gestire per il mio fisico. Sono partita bene e ho fatto un’ottima curva, volevo partire forte e provarci fino in fondo. A 50 metri dall’arrivo purtroppo si è spenta la luce, ma con una partenza di questo tipo non è strano. Ma dovevo provarci”.

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