Tamberi, un inverno da numero uno

21 Febbraio 2021

L'azzurro, come Larissa Iapichino, è al comando (ovviamente parziale) delle liste mondiali dell'anno. Ancona promuove Gimbo, che ha saputo adattarsi, da campione, alla dimensione pandemica dello sport.

 

Togliere il pubblico a Gianmarco Tamberi è come privare di ossigeno una qualunque forma di vita. Eppure, se è vero che l’esistenza biologica procede per adattamenti, anche uno come Gimbo, che si nutre dell’energia delle folle, ha trovato il modo di fiorire di fronte a spalti praticamente vuoti. Nella sua Ancona, sulla pedana degli allenamenti di tutti i giorni, ventiquattr’ore dopo l’exploit di Larissa Iapichino, si è arrampicato alla quota della miglior prestazione mondiale dell’anno, alla vetta di 2,35, coronando un inizio di 2021 da ricordare. Ben quattro delle migliori otto misure dell’anno portano la bandiera tricolore: un Tamberi all’ennesima potenza, con 2,35, 2,34, 2,32 e 2,31, colpi collezionati con la precisione di un cecchino dalla fine di gennaio ad oggi. Una densità di risultati veramente fuori dall’ordinario, che fanno del marchigiano, ormai ex halfshave - anche oggi nessuna traccia di rasature scaramantiche sul viso - l’atleta più stabile del 2021 alle quote di vertice. Energico, veloce, ma soprattutto, completamente immerso nella gara. Come non lo si vedeva da tempo.

L’urlo liberatorio post-salto dice tanto della sofferenza del Re Leone dell’atletica azzurra, costretto dalla pandemia ad una sorta di gabbia delle emozioni, imprigionate, compresse all’interno come mai prima. E finalmente esplose, per celebrare il miglior risultato ottenuto dopo il maledetto infortunio di Montecarlo 2016. I tre tentativi a 2,38 sono stati, agli occhi di molti, un modo per esorcizzare i brutti ricordi di quella serata estiva, quando Gimbo, dopo essere salito ai 2,39 del record italiano assoluto, nel tentativo di aggiungere ulteriori centimetri al sogno, vide cadere come un castello di carte tutto il lavoro di anni in pedana. Oggi non c’è più paura di salire, di provare ancora nonostante il risultato raggiunto. E anche questa, va letta come una definitiva affrancazione, perlomeno sul piano psicologico, dal dolore di quei giorni e dei mesi successivi.

E poi, uno sguardo ad altri numeri che danno conforto. Due azzurri (Gimbo e Larissa) al primo posto delle liste mondiali dell’anno. Roba da stropicciarsi gli occhi, e che accomuna due percorsi atletici opposti da tanti punti di vista, ma simili almeno da altrettanti. In prospettiva Torun (leggasi Europei indoor dell'inizio di marzo), da un lato c’è l’esordiente assoluta, che nella circostanza vestirà la sua prima maglia azzurra; dall’altro, addirittura il campione uscente, oro due anni fa a Glasgow, in cerca di una conferma nell’anno più atteso, quello dei Giochi di Tokyo. In comune, c’è sicuramente la genetica, con Larissa a dividere il patrimonio non comune di mamma Fiona May e papà Gianni, e Gianmarco a godere delle sequenze DNA di papà Marco. Famiglie dell’atletica ricche di talento come altre nel passato azzurro (due cognomi su tutti: Ottoz e Frinolli). Tradizioni che si intrecciano, a comporre la grande storia dell’atletica italiana.

m.s.

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