Convegno sul cross, tecnici a confronto

12 Febbraio 2013

Sala gremita ad Abbadia di Fiastra per il convegno sulla corsa campestre che ha preceduto i campionati assoluti

 

Non un seminario. Piuttosto, confronto di tesi ed idee sul ruolo della corsa campestre. Ad Abbadia di Fiastra, nella sala grande che si affaccia sul percorso degli Assoluti edizione numero 98, intervengono i numeri uno dell’endurance italiana. Il gotha tecnico della specialità, arricchito dalle voci di chi ha corso, anche in azzurro, per tanto tempo, su prati e strade in giro per il mondo: Lucio Gigliotti, Massimo Magnani, Pierino Endrizzi, Stefano Baldini, Silvano Danzi, Giacomo Leone, Nicola Silvaggi, a colloquio diretto con colleghi tecnici intervenuti in numero oltremodo significativo. Il tema è eloquente: "L'importanza della corsa campestre nella formazione e nell'evoluzione del coridore".

Il DT azzurro Magnani provoca: “Il fatto che i nostri giovani si muovano poco è ormai assodato. Ma io temo che la questione dell’ipocinesia abbia contagiato anche i tecnici, che sembra abbiano paura di far correre i nostri ragazzi. Vedo programmi di allenamento spesso insufficienti per quantità di corsa”. La platea risponde soddisfatta, come liberata da un freno. Stefano Baldini, neo Dt dei giovani, cala sul piatto un asso: la propria esperienza personale: “Da giovane, con chi mi allenava, ho seguito sicuramente un processo graduale di crescita; ma i chilometri non sono mai mancati, in allenamento ed in gara. E credo che questa sia una strada obbligata per un fondista, indipendentemente dal fatto che sia destinato o meno alla maratona”.

Lucio Gigliotti, il coach di due campioni olimpici come Baldini e Bordin, ribadisce l’importanza del correre sui prati: “Da tutti i punti di vista, incluso quello neuromuscolare. La preparazione di un atleta che corre le lunghe distanze non può prescindere da questo tipo di esercitazioni”.

Ruggero Grassi, apprezzato tecnico di tanti atleti altoatesini (Obrist e Weissteiner, per citarne solo due tra i migliori), racconta la propria esperienza: “Non voglio parlare in termini scientifici, ma solo portare una testimonianza dal campo. E dico che il lavoro paga, paga sempre. Il gruppo che si è creato ha prodotto tanti atleti, il cui comune denominatore è stato proprio non aver timore di lavorare, ovvero, di correre. E il confronto tra tecnici, non può che produrre crescita”. Nicola Silvaggi, il DT per la ricerca applicata, risponde ad un quesito sulla velocità per il mezzofondista: “Lo sprint è una esercitazione importante anche il corridore di resistenza, sul piano della forza. Le tensioni che si sviluppano in una azione di velocità, sono difficilmente replicabili con altre modalità”. E le donne? Magnani non ha dubbi. “Cambiano le intensità, ovviamente, ma non i volumi. Il filo metodologico è comune. E condivido i dubbi relativi alle diverse distanze di gara nel cross tra uomini e donne: non hanno senso, dal momento che anche in pista non ci sono più differenze”. Tecnici a confronto, allenatori che si parlano, raccontando le proprie esperienze, trasmettendo le proprie competenze. Uno schema che il settore tecnico vuole riproporre con regolarità nel prossimo futuro.

(da www.fidal.it)



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